Mobilità come diritto: a Ragusa il confronto nazionale per ridurre la povertà dei trasporti
I dati, le proposte e l’esperienza Pulmì sul trasporto a chiamata per le aree interne e i territori a domanda debole
La mobilità è una condizione abilitante: determina la possibilità di accedere a lavoro, scuola, sanità e servizi essenziali, soprattutto nei territori a domanda debole e nelle aree interne. Da questa consapevolezza ha preso le mosse il convegno nazionale “Ridurre la povertà dei trasporti: strategia nazionale e contesti territoriali”, ospitato all’Auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla, che ha riunito istituzioni, università, esperte ed esperti del settore e operatori dei trasporti.
Al centro del confronto, il tema della transport poverty: la difficoltà — o l’impossibilità — di spostarsi in modo regolare e accessibile per svolgere le attività fondamentali della vita quotidiana. Una condizione che non si riduce alla semplice mancanza di mezzi, ma che incide profondamente su equità territoriale, inclusione e coesione sociale.

Un cambio di paradigma: integrare le soluzioni e riconoscere la dimensione sociale
Ad aprire i lavori, Barbara Sarnari, vicepresidente di SVI.MED. e promotrice dell’iniziativa, richiamando la necessità di un cambiamento su più piani: culturale, normativo ed economico. “Ridurre la povertà dei trasporti è un processo complesso: non basta introdurre nuovi servizi, serve integrarli stabilmente nel trasporto pubblico locale e nelle normative regionali”, ha sottolineato.
Nel corso della giornata è emersa una direzione condivisa: costruire un sistema di mobilità più flessibile e plurale, in cui trasporto pubblico locale, servizi a chiamata, sharing mobility e altre soluzioni si integrino in un’unica architettura accessibile, anche per le persone più vulnerabili. Come ha evidenziato Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, “serve offrire un vero ventaglio di soluzioni, parte di un sistema integrato che cittadine e cittadini possano utilizzare facilmente”.

I dati: divari nell’offerta di Trasporto Pubblico Locale (TPL) e sostenibilità dei servizi
Tra i contributi più significativi della giornata, i dati Istat 2023 illustrati da Massimo Ciuffini (Transport Poverty Lab e Osservatorio Nazionale Sharing Mobility) hanno messo in luce un divario marcato nell’offerta di trasporto pubblico tra capoluoghi di dimensioni comparabili: la media nazionale è di circa 8 autobus ogni 1.000 abitanti, mentre a Ragusa il dato scende a 1,2. Il divario si ripropone anche nella capacità complessiva del sistema: circa 195 posti-km per abitante a Ragusa, a fronte di una media nazionale di 4.600.
L’analisi ha messo a fuoco un nodo strutturale: i bandi finanziano spesso l’acquisto dei mezzi, ma non coprono adeguatamente i costi di gestione, cresciuti sensibilmente negli ultimi anni. Un tema ripreso anche dalle rappresentanze istituzionali presenti, che hanno sottolineato la necessità di rafforzare integrazione e sinergie tra territori. In questo senso, i presidenti del libero consorzio comunale di Ragusa, Maria Rita Schembari, e del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, Michelangelo Giansiracusa, hanno annunciato l’intenzione di un lavoro congiunto interprovinciale su questo tema.

Pulmì come caso studio: il trasporto a chiamata come infrastruttura sociale
Il convegno ha avuto come caso studio concreto Pulmì, il primo servizio di trasporto collettivo a chiamata attivato in Sicilia. Coordinato da SVI.MED., con il coinvolgimento di Fondazione San Giovanni Battista e L’Argent APS, con il sostegno della Fondazione con il Sud, il servizio è stato sperimentato nei comuni di Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo.
Pulmì è un servizio di tipo Demand Responsive Transit (DRT): trasporto pubblico flessibile su prenotazione — tramite app, sito web o call center — che adatta percorsi e orari alle richieste degli utenti. Come ha ricordato Vito Azzara, SVI.MED., si tratta di un modello capace di rispondere ai bisogni reali in contesti dove i servizi tradizionali non garantiscono copertura né continuità.
Ma oltre alla dimensione tecnica, il convegno ha messo in luce quella sociale: Pulmì ha supportato persone fragili, giovani, anziane, migranti e persone con disabilità, contribuendo a ridurre l’isolamento e a rafforzare i legami di comunità. Come ha sottolineato Marisa Meli, Università di Catania, garantire mobilità significa anche contrastare lo spopolamento e sostenere le opportunità per i giovani e per le comunità locali.

Dalla sperimentazione alla stabilizzazione: regole, integrazione e governance
Il dibattito ha messo con chiarezza a fuoco la sfida successiva: trasformare sperimentazioni efficaci in modelli stabili, integrabili nel sistema del trasporto pubblico locale con un’adeguata cornice economica e regolatoria. In questo senso, tanti gli interventi rilevanti tra cui Luca Tosi, direttore dell’Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale del bacino della Città Metropolitana di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia, che ha evidenziato la necessità di costruire i servizi attorno alla domanda. Altro contributo significativo è stato quello di Giacomo Bonardi, il quale ha portato l’esperienza di Nemi come potenziale prospettiva per Pulmì: un sistema che integri vari mezzi in un’ottica più ampia di servizio territoriale. Infine, l’assessore alla mobilità del Comune di Ragusa, Giovanni Gurrieri ha annunciato l’intenzione di inserire il trasporto a chiamata nel proprio piano di TPL — tra le prime esperienze di questo tipo in Sicilia — insieme a misure già attive a sostegno dell’accessibilità.

In chiusura, Carla Messina, Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (DG TPL) ha ribadito l’importanza di un confronto continuativo con le Regioni per l’integrazione dei servizi a chiamata nel sistema pubblico. Sarnari ha infine tracciato la prospettiva di lavoro: raccogliere dati, consolidare alleanze e continuare a sperimentare, affinché esperienze come Pulmì non restino casi isolati, ma diventino parte strutturale del TPL nei territori.
SVI.MED. ha poi continuato il dibattito su Pulmì a Milano, il 31 marzo, durante l’evento di presentazione del primo report nazionale sulla povertà dei trasporti, disponibile a questo link.
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