AGRO- La parola ai partecipanti

AGRO- La parola ai partecipanti

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Sono già trascorsi cinque mesi  dal nostro viaggio a Buea, Camerun in occasione del secondo incontro di partenariato e corso di formazione sull’imprenditoria agricola sostenibile all’interno del progetto AGRO, e oggi vogliamo condividere con voi le testimonianze di alcuni dei ragazzi italiani che vi hanno partecipato.

Vi invitiamo a leggere e riflettere su quanto un’esperienza di mobilità giovanile possa “lasciare il segno” e arricchire sia professionalmente che umanamente.

….e non dimenticate che dopo le vacanze estive, si parte per il Ghana, per l’ultimo corso di formazione e la conferenza finale del progetto: 4 giovani italiani, insieme a 2 partecipanti greci, 4 camerunensi e 20 ghanesi metteranno le loro esperienze imprenditoriali  a confronto, seguiranno moduli formativi sull’imprenditoria agricola sostenibile  e visiteranno aziende agricole condotte da giovani imprenditori; anche questa sarà un’occasione per condividere un’esperienza importante con tanti ragazzi provenienti da contesti culturali diversi ma uniti da interessi comuni.

 

Solo per ora…Buona lettura!

Enrico

“Una significativa opportunità per allargare le proprie vedute, che anche questa volta, cosi come già accaduto durante il primo percorso a Modica della scorsa estate, arricchisce di inatteso le aspettative. La coerenza di un percorso didattico ben strutturato ha lasciato lo spazio anche per vivere in prima persona, toccandolo con mano, uno spaccato di mondo cosi tanto conosciuto nel nostro immaginario ma in realtà davvero poco compreso dalla maggior parte di noi. Paradossi dal sapore occidentale che a volte confondono logica e buon senso, ma che poi mai, in realtà, nel quotidiano scambio umano con chi ci ha ospitato e con la gente del luogo, riescono a contraddire una grande somiglianza di sogni e ambizioni individuali e collettivi. Forme e linguaggi differenti che in esperienze come questa s’incontrano divenendo un unico generatore condiviso di prospettive e possibilità.”   Enrico Giurdanella

 

 

 

simone+federico“Buea, Cameroon, Febbraio 2016. Un’altra esperienza a dir poco fantastica vissuta e sfruttata da noi ragazzi a scopo formativo in ambito agricolo e non solo. Ho avuto la fortuna di essere presente anche questa volta, oltre all’incontro svoltosi a Modica nel Luglio 2015, avendo la possibilità di confrontare le realtà, le culture e l’agricoltura completamente differente dalla nostra. Queste sono opportunità che vanno prese al volo e sfruttate per quanto più possibile e così è stato. Bisogna ringraziare l’associazione “SVIMED” e soprattutto il suo staff, che si è impegnato al massimo per garantirci il meglio e per far sì che tutto andasse bene. È stata un’esperienza che mi ha permesso di incrementare le mie conoscenze, di confrontare due “mondi” completamente differenti, e soprattutto di capire quanto sia importante e, alla base di tutto, la risorsa “agricoltura” che ai tempi d’oggi è nettamente sottovalutata e considerata come attività superficiale.  Senza dubbio esperienze da riprovare”. Simone Palazzolo

 

 

 

cassava“Our international experience started some months ago when our new friends from Greece, Cameroon and Ghana came in Sicily. We spent a week together exchanging experiences and opinions and learning something about Italian agriculture. It continued when we left for Douala, in Cameroon. After a very long travel we finally arrived, at night. The first thing I thought was: Why have I accepted to come?? We were so tired, and we saw just a broken road into the darkness. After a couple hours we arrived at the hotel. The following day we were received by our friends from Cameroon who were so kind. We learnt about local agriculture, and management tools like monitoring, evaluation and how to organize a business plan. We take part to interactive seminary and we have done group works about that. We had also the opportunity to visit local sides like a market, a palm oil farm, the botanic garden and the mountain with its forest.  I think it was an amazing experience, it was very important to find out how really is life in central Africa and it allow us to have a full vision about future. At the beginning I had a bud impression of that, but I immediately changed my mind, it was great. I wanna express my gratitude to Svimed staff” Federico Basile

 

Il volo per Douala, la capitale economica del Camerun, parte da Istanbul. Arriva alle 2:55 di notte dopo aver fatto tappa a Yaoundé, la capitale amministrativa e dei palazzi del potere. Qui ci sono le attività economiche e i soldi. Ma non abbastanza, evidentemente, perché oltre al caldo che ti accoglie un’altra cosa che ti colpisce è che si viene assaliti da portantini e ragazzi che si offrono per trasportarti i bagagli in cambio di qualche moneta.

“L’aeroporto di Douala è pieno di gente che sta li tutto il giorno senza far niente. Aspetta. Spera. Guarda. È incredibile. Quante energie sprecate. Da questo si capisce quante energie buttate in un paese dove non esiste lavoro. È lo specchio di un paese che non funziona, di una classe dirigente corrotta che non riesce a creare nessuna opportunità economica per la gente del posto. Non sanno cosa fare. O semplicemente stanno qui sperando in una vita diversa. Il Camerun è un Paese relativamente tranquillo. Da più di vent’anni governato dallo stesso uomo. Il Paese è immobile. Annegato nella corruzione. Se sei legato alla casta del Presidente, se conosci qualcuno, forse riesci ad avere successo. Altrimenti devi lottare per avere tutto. Il Camerun è un paese bilingue: dopo la sconfitta dei tedeschi nella prima guerra mondiale le colonie tedesche passarono alla Gran Bretagna e alla Francia. Così oggi qui tutti parlano alla perfezione inglese e francese. Fa molto caldo, nonostante la tarda ora. Usciti dall’aeroporto facciamo fatica a capire quale sia il pulmino che ci porterà al villaggio. Le nostre valigie vengono stipate sopra al tetto del bus. Si, perché dobbiamo entrarci tutti. Ci attendono chilometri di strada “asfaltata” e sterrata. Di terra rossa e di buchi e di polvere che ti entra dappertutto.

Siamo assaliti dai venditori di strada. Lo saremo per tutto il viaggio, a ogni sosta. Chi va verso Ovest, verso la foresta, verso l’Africa dei villaggi (dalla città alla campagna, diremo noi). I dossi sull’asfalto costringono gli autobus a rallentare. Si fermano quasi. A ogni sosta ci sono donne, ragazzi, bambini che offrono di tutto. Vendono per poche monete prodotti locali. Vendono di tutto, papaya pulita, arachidi, bevande fatte in casa, vino di palma. Assalgono ogni auto, ogni bus che passa. Le mani sui finestrini aperti. Ogni tanto ci sono dei posti di blocco della polizia. Bisogna dargli dei soldi per poter proseguire. Gli autisti lo sanno, d’altronde il prezzo della corruzione è compreso nel biglietto. Il poliziotto, divisa verde e basco rosso, dopo aver controllato i nostri Passaporti, saluta l’autista con un cenno d’intesa e ci fa passare.

Il nostro Hotel si trova nel cuore del villaggio. Il proprietario sembra quasi in difficoltà quando ci vede! Forse non è abituato ad accogliere tutti questi clienti. La mia stanza si trova al primo piano dell’edificio. La camera è semplice. C’è perfino il televisore Samsung ultrapiatto ed il Vangelo. Le finestre non sono come le nostre. Non si possono chiudere, non serve farlo. Qui fa sempre caldo. Ci sono le zanzariere (bucate) e delle strisce di vetro che permettono di far passare l’aria. C’è il bagno, ma l’acqua no. Aprendo i rubinetti non veniva giù niente. Neanche una goccia. Tutto il villaggio è rimasto senza acqua. E per due giorni non ci siamo potuti lavare. Fino a quando la cameriera arriva con un secchio pieno d’acqua. E ti dice che quando l’hai finita la devi chiamare. La chiamo e mi dice soltanto: “one or two?” (uno o due secchi?!) quasi avesse intuito la mia richiesta.

L’acqua arriva da una cisterna di captazione situata più in alto. Un secchio pieno deve bastare per lavarsi. Dalla testa ai piedi. Ci si riesce a farsi una doccia completa. Anche qui la necessità aiuta l’ingegno e in qualche modo si fa. Certo, qui capisci quanta acqua sprechiamo senza badarci. Capisci il valore di una cosa quando non ce l’hai. Provare per credere!” Francesco GneffeFrancesco

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